mercoledì, 28 Settembre 2022
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Anche i beni di prima necessità diventano un lusso

Prezzi alle stelle e scaffali vuoti

Nel suo ultimo discorso alla camera dei deputati il presidente del consiglio Mario Draghi, annunciando gli scenari dei prossimi mesi, non ha esitato a parlare di economia di guerra. La definizione più giusta oltre che la più preoccupante perché purtroppo è già realtà.

Basta entrare in un qualsiasi store alimentare per rendersi conto sin da subito che anche i beni di prima necessità non sono più accessibili a tutti. Prezzi alle stelle e rincari anche del 50 % in poche settimane.

Abbiamo già parlato dell’aumento preoccupante del costo di grano e mais oltre che degli aumenti del costo del carburante che hanno superato i livelli del 2014 raggiungendo l’1,80 euro il litro. A questo si aggiungono l’aumento dei costi di gas e energia elettrica che fanno lievitare i costi di produzione e dunque il prezzo dei prodotti.

Di qui l’effetto domino sui prezzi con il costo del latte e pane che in poche settimane è aumentato anche di 40 centesimi di euro.  E la guerra in Ucraina sta solo aggravando la situazione di giorno in giorno.

L’allarme è di Assoutenti che cita i dati Ismea, secondo i quali il problema interessa anche altre materie prime come mais e soia. Da qui l’allerta di Assoutenti sui listini al dettaglio di una moltitudine di prodotti venduti in Italia. I produttori hanno infatti già comunicato alle catene della grande distribuzione che devono prepararsi a una nuova ondata di aumenti dei prezzi di alcuni tipi di pasta, delle farine, del pane e dei prodotti di pasticceria.

Già in queste ore giungono notizie di imprese costrette a interrompere le attività produttive a causa della carenza di materie prime importate da Russia e Ucraina. Per capire quanto sia imminente il pericolo di una riduzione delle forniture di alcuni prodotti presso negozi e supermercati, basta pensare che l’Italia importa il 64% del proprio fabbisogno di grano per la produzione di pane e biscotti e il 53% del mais di cui ha bisogno per alimentare il bestiame.

L’Ucraina è il nostro secondo fornitore di mais con una quota di poco superiore al 20%, e l’Italia importa da Russia e Ucraina quasi 200 mila tonnellate di grano tenero. Se dovesse perdurare la crisi in atto, entro la prossima Pasqua potrebbero registrarsi seri problemi con le scorte di alcune materie prime alimentari e, conseguentemente, carenze di beni presso i negozi.

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Inoltre l’aumento dei costi del mais e le difficoltà nell’approvvigionamento per l’alimentazione alimentare sta costringendo gli allevatori a razionalizzare il cibo per gli animali. Se a questo si aggiungono i maggiori costi di energia elettrica per la produzione di latte è facile spiegare l’aumento del costo di un litro di latte anche del 50%.

Una situazione drammatica nonostante gli sforzi della grande distribuzione che sta tentando di farsi carico almeno in parte dei rincari per tentare di non indebolire ulteriormente il costo di acquisto delle famiglie italiane. Una situazione che tuttavia non può durare a lungo se si considera che sono già state denunciate speculazioni sui costi delle materie prime.

Per questo le associazioni di categoria dei produttori e dei consumatori hanno chiesto al Governo di proclamare lo stato di emergenza delle produzioni intervenendo a livello europeo per l’approvvigionamento delle materie prime considerando che l’Italia ha perso da tempo la medaglia di “grande produttore”.

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