lunedì, 24 Giugno 2024
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Altamura, Barbie e stereotipi: intervista a Domenico Di Lascio

Analizziamo con un esperto alcuni aspetti sociali del film campione d'incassi

Il film Barbie, uscito il 21 luglio scorso nelle sale italiane, affronta alcune tematiche sociali che dividono l’opinione pubblica (tra tutte il femminismo). Grande successo al botteghino ma anche sui social dove è tra i trend topic del momento.

Abbiamo sentito telefonicamente Domenico Di Lascio, altamurano laureato in psicologia clinica e della salute e appassionato di cinema, per alcune domande e per un approfondimento sui vari temi che il film tratta.

Facendo riferimento alla tua passione per il cinema, cosa ne pensi del film in generale?

La trama è molto semplice e lineare, piena di citazioni autoreferenziali e cinematografiche. Ci sono scene più o meno esilaranti che fanno da contorno al messaggio del film.

Un messaggio di critica sociale che strizza l’occhio al femminismo e che analizza aspramente il patriarcato nelle sue diverse e agghiaccianti sfaccettature.

Nelle ultime settimane il “fenomeno Barbie” è sulla bocca di tutti, anche grazie al marketing geniale e sfrenato che ha letteralmente trascinato la gente al cinema. Infatti le sale erano gremite di gente e molti per l’occasione erano vestiti in rosa. A livello estetico, la fotografia sui toni del rosa e la scenografia “plasticosa” richiamano a pieno la bambola Barbie.

Si possono denotare nel film la presenza di stereotipi, cosa ne pensi a riguardo? Potrebbero in qualche modo condizionare o modificare gli ideali o la visione di un pubblico più giovane?

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Il film è caratterizzato da una dose massiccia di stereotipi, non a caso l’attrice e protagonista, Margot Robbie, interpreta proprio la “Barbie Stereotipo”. La ridondanza del messaggio all’interno del film mi è risultata un po’ noiosa. Inoltre, il messaggio non essendo ben veicolato potrebbe apparentemente far pensare ad un intento divisivo e poco paritario.

In realtà nel film sia le donne che gli uomini sono vittime dello stereotipo di genere. Ed è proprio facendo leva su di questi che, anche attraverso il mezzo della satira, il film cerca di abbatterli.

Lo “stereotipo” è la forza di questo film, ma non penso che abbia il potere di cambiare le idee del pubblico, giovane o meno che sia.

Il ribaltamento dei ruoli può portare i due generi sicuramente a riflettere ed empatizzare, accogliendo il punto di vista dell’altro e a far capire come ci si può sentire in determinate circostanze.

Nel film ci sono riferimenti a vere problematiche psicologiche? Se sì, quali sono le più comuni tra i giovani oggi?

Nel film non ci sono riferimenti a psicopatologie.

A livello psicologico, potrebbero insorgere numerose difficoltà che potrebbero causare disagi clinicamente significativi o compromettere diverse aree di funzionamento, sfociando poi in vere e proprie psicopatologie come il Disturbo dell’Immagine Corporea (BID) o il Disturbo da Dismorfismo Corporeo (BDD).

Ci viene mostrato nel film un dualismo che mette in contrapposizione il mondo delle Barbie (Barbieland) al mondo reale, il matriarcato al patriarcato. La bambola di Barbie nasce con un intento progressista che vede la donna svestire i panni di madre e casalinga per indossare quelli di una donna forte e indipendente pronta a prendersi quello che si merita.

Col passare del tempo, però, diventa anche un modello estetico da seguire, anzi da inseguire ma senza mai poterlo raggiungere. Un misto di identificazione e idealizzazione di un modello irreale e, in quanto tale, irraggiungibile.

Anche gli uomini sono vittime di loro stessi, aggrappati all’idea patriarcale di essere sempre forti, risoluti ed emotivamente inscalfibili.

Proprio per la grande presenza di stereotipi, consiglieresti il film ad un target preciso?

Questo film, a mio parere, non ha un target specifico. È sicuramente pensato per gli adulti poiché i messaggi che cerca di trasmettere coinvolgono tematiche delicate che i bambini non possono cogliere in quanto sprovvisti di mezzi per farlo. La trama semplice, i colori appariscenti e l’idea che comunemente si ha della bambola, però, sono sicuramente motivo di attrazione per i più piccoli.

Anche se in maniera confusionaria, attraverso la satira e l’ironia, penso che l’intento di questo film sia quello di abbattere i ruoli di genere e far riflettere sui danni che il patriarcato ha prodotto sia sulle che donne che sugli uomini, ponendo l’accento sull’importanza del processo di individuazione per lo sviluppo della propria identità, scevra da ogni tipologia di archetipo.

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