domenica, 23 Giugno 2024
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Matera, sentenza del Tar sull’antenna 5g di via Gravina

Dato l'ok per la ripresa dei lavori. Il sindaco Bennardi commenta: "Continueremo a difendere le nostre ragioni"

Notizia di poche ore fa è quella del Tar, il Tribunale Amministrativo Regionale, che ha accolto il ricorso presentato dalla società mobile che negli scorsi mesi aveva provato ad installare un’antenna 5G nella rotonda di via Gravina.

“Le istanze di autorizzazione – si legge dalla sentenza del tar – si intendono accolte qualora, entro il termine perentorio di 60 giorni dalla presentazione del progetto e della relativa domanda, non sia stato comunicato un provvedimento di diniego o un parere negativo da parte dell’organismo competente e non sia stato espresso un dissenso, congruamente motivato”.

Il commento del sindaco Domenico Bennardi

La sentenza è così subito stata commentata dal sindaco di Matera, Domenico Bennardi, che non ha mancato a ribadire il suo impegno nel difendere le ragioni nelle sedi opportune.

«Nel procedimento per l’installazione dell’antenna 5G in via Gravina, l’Amministrazione comunale ha operato ad esclusivo interesse di cittadini e territorio. Continueremo a difendere le nostre ragioni nelle sedi opportune».

È il commento del sindaco, Domenico Bennardi, all’indomani della sentenza con cui il Tribunale amministrativo regionale (Tar) ha accolto il ricorso presentato dalla società di telefonia mobile, che intende installare un’antenna per la trasmissione 5G nella rotonda di via Gravina.

Con un blitz a fine anno, l’impresa ha già collocato un traliccio di 35 metri prima di dover fermare i lavori per la sospensione imposta dagli uffici comunali, poi contestata dinanzi al Tar.

«L’azienda -spiega Bennardi- riteneva e ritiene di essere in possesso di tutte le autorizzazioni necessarie ma, come rilevato dagli uffici comunali, è indispensabile possedere anche un permesso a costruire, che ad oggi ancora non ha.

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Quindi, a nostro avviso l’istruttoria è incompleta, e in mancanza di permesso a costruire non si è potuto formare il “silenzio assenso”, su cui si è basata la condotta successiva dell’impresa. 

Da settembre 2023 ho avviato una serie di iniziative -prosegue il sindaco- come quella di chiedere all’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente il parere ambientale sull’impatto elettromagnetico dell’antenna; mi fu risposto che per carenza di personale non potevano rispettare i tempi prescritti.

Il 13 novembre 2023 ho convocato una riunione con i referenti ed i legali della società di telefonia, chiedendo di delocalizzare l’antenna in aree lontane da parchi, scuole e abitazioni.

Mi fu risposto che quella di via Gravina restava la collocazione ottimale e che avrebbero avviato un monitoraggio h24 sulle onde elettromagnetiche.

Quindi, il 22 novembre ho dato precise disposizioni agli uffici Gestione del territorio e Manutenzione urbana, specificando che un simile intervento rientra appieno tra quelli definiti “di nuova costruzione”, che necessitano di permesso a costruire e che in alcun modo si poteva andare a derogare rispetto alla vigente disciplina urbanistica.

Di fronte all’ostinazione dell’azienda, il 6 dicembre ho voluto incontrare nuovamente in videoconferenza i dirigenti, esprimendo le mie preoccupazioni per le caratteristiche del sito scelto, ma per tutta risposta hanno accelerato i lavori in via Gravina».

La sentenza del Tar specifica che, secondo la normativa nazionale, la società di telefonia può installare l’antenna nella zona prescelta, senza che il Comune sia in grado di sollevare alcuna eccezione.

«Le sentenze si rispettano sempre -rimarca Bennardi- ma non posso nascondere il mio dispiacere nel leggere una decisione che si discosta dall’assunto, che lo stesso Tar Basilicata in passato ha abbracciato.

Mi riferisco alla recente sentenza sull’ordinanza di demolizione di una postazione radio nel Comune di Melfi, dove i giudici amministrativi lucani ribadirono che: “…tralicci e antenne di rilevanti dimensioni devono essere valutate come strutture edilizie soggette a permesso di costruire”.

Chiederò nuovamente all’azienda di delocalizzare la stazione radio base, nel frattempo ho chiesto agli uffici di verificare se ci sono le condizioni per un ricorso al Consiglio di Stato, come hanno fatto nelle medesime situazioni molti altri Comuni, purtroppo limitati nel loro agire dopo le ultime disposizioni normative nazionali».

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