giovedì, 2 Febbraio 2023
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Gravina, Davide Mangione presenta “25 dicembre”

Accompagnato da una live session, il brano è una profonda riflessione sul Natale

L’arte non ha confini e lo sa bene un talento tutto gravinese. Davide Mangione è un artista eclettico che si muove nei confini dell’arte senza avere dei veri limiti all’estro creativo.

Come un flusso continuo d’ispirazione, Mangione passa dal cantautorato all’illustrazione, dalla pittura alla scrittura. La cifra stilistica è riconoscibile, un tocco intimo e delicato che è la sua firma e si ritrova anche nell’ultimo brano, appena uscito, dal titolo “25 dicembre”. Accompagnato dal video della live session, il brano è stato registrato negli studi della Fds Studios di Gravina. In rete da martedì 27, “25 dicembre” è una profonda riflessione sull’importanza e il significato di una celebrazione che non tutti vivono allo stesso modo.

Abbiamo sentito Davide Mangione per parlare del suo nuovo brano.

Ci parla di “25 dicembre”?

Il brano è scritto e arrangiato da me, ed è una riflessione sul Natale. Il clima natalizio quest’anno è contrassegnato dalla guerra in Ucraina, la minaccia del nucleare, l’ombra del covid, le proteste delle donne in Iran. Tutto questo non deve indurci a non sperare a migliorare e a migliorarci ma deve insegnarci ad avere un punto di vista diverso. Un sapersi immedesimare in una realtà differente, che non ha nulla a che fare con le incrostazioni consumistiche di cui rivestiamo il Natale. Proprio con un punto di vista diverso, in questo brano si parla di una guerra. Un ragazzo che, probabilmente e consapevolmente nei suoi ultimi attimi di vita, nel giorno del 25 dicembre scrive una lettera a sua madre. Le chiede come sta e le dice che probabilmente non riuscirà a tornare da lei.

La visione drammatica di questa lettera/canzone serve a farci capire che nel giorno di Natale ci sono realtà che vivono la caducità della vita, la lotta contro la morte, contro la fame e la miseria, contro la guerra e la paura di morire.

Mentre addobbiamo le nostre vite di realtà consumistiche senza dar peso e valore al raccoglimento dei nostri animi, del nostro saper sentire e aiutare il prossimo, dovremmo pensare a questo. Il brano porta a riflettere sulla data del 25 dicembre, che ha un’importanza simbolica. Con questo progetto si vuol dar profondità e valore al vero significato i questa data. Un raccoglimento del proprio essere, un saper amare e aver “pietas” per il prossimo. Senza mai lasciar solo nessuno, senza mai lasciare una vita senza amore. Nella live session sono intervenute ai cori Giusy Petrafesa e Grazia Lombardi. 

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Live recording + mix di Giovanni Gramegna, filmmaking di Domenico Loguercio, backstage di Nicole Amendolara.

Qual è, secondo Davide Mangione, lo spirito del Natale e se lo sente tra la gente?

La ricorrenza del Natale ha a che fare sempre più con l’aspetto consumistico che religioso: che si sia credenti o meno.

Una corsa all’ultimo regalo in nome di logiche di consumo e di mercato che incitano, e quasi obbligano, a comprare il più possibile. Sarebbe interessante apprendere e capire che il Natale ha connessioni antichissime legate agli archetipi e ai simboli, ciò che Jung ha definito Inconscio Collettivo. Il Natale simbolo di rinascita, di rinnovamento e di cambiamento. Ma soprattutto di speranza e fiducia, fiducia che attraverso le “oscurità” della vita si rafforzi la conoscenza e consapevolezza delle proprie risorse. In questo attraversar dell’esistenza che ritroviamo le potenzialità creatrici e rigeneratrici in grado di promuovere un cambiamento ed un’evoluzione interiori. Dunque un’occasione per riconnettersi alle proprie energie, al proprio io, dar valore al proprio essere e ai propri affetti. Un sapersi ascoltare e un saper ascoltare. Il 25 dicembre è un atto di pietas nei nostri confronti e nei confronti di tutti gli esseri viventi.

Ci sono spazi di espressione sufficienti per gli artisti nella nostra città?

Credo che gli spazi per esprimersi e poter esprimere la propria arte ci siano sempre stati. Non abbiamo bisogno di essere indirizzati verso uno spazio/luogo ben preciso solo perchè ci viene detto che lì si può fare arte. Bisognerebbe appropriarsi di tutti gli spazi possibili e far sì che qualsiasi ambiente possa vivere di arte. Abbiamo una moltitudine di esempi nella storia che ci dimostrano proprio questo. La domanda vera, a mio parere, è questa: ci sono ancora abbastanza anime che possano capire la profondità dell’arte? Ad oggi molto viene sponsorizzato per arte, forse potrebbe anche esserlo, ma sembrano più manovre di marketing e di vendita. Viene strumentalizzata la potenzialità e la creatività di un artista che con il tempo, in questo sistema, viene fuorviato da dinamiche che nulla hanno a che fare con la libera espressione dell’arte.

L’augurio che si fa per il nuovo anno?

L’augurio che mi faccio è di aver sempre più serenità, lucidità e tempo da poter impiegare per ciò che amo, per l’arte.

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