giovedì, 2 Febbraio 2023
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Gravina, “Il Guaio” è tornato

"Si svegliano i Sub" primo singolo e videoclip di Massimiliano Cosi

Sono tornati, ed era ora. Che poi, chissà perchè sono andati via. Probabilmente la band più promettente del panorama murgiano degli ultimi 10 anni e passa, un sound unico e riconoscibile. Il trio tutto gravinese “Il Guaio” è composto da Michelangelo Angiulli voce e tastiere, Alessandra Costantiello voce e asse da stiro, Tatiana Ariani voce e disegni. Tutto inizia dal libro di poesie “Sono un vulcano” da cui è nata la messa in scena con uno spettacolo audiovisivo.

Segni particolari bellissimi, voci perfettamente in armonia tra loro, stile da vendere per quello che amano definire come “elettro-domestic indie”, con la sala prove a casa di nonna Lucia dove è nato il loro album d’esordio omonimo del 2013. Un mix nostalgico di new wave anni ’80, synth, elettro pop e il miglior cantautorato italiano.

Un’attenzione minuziosa ai dettagli che assumono significato, dai vestiti ai capelli vintage, dagli occhiali di Michelangelo, il ferro da stiro di Alessandra, agli “scarabocchi” live di Tatiana. Tutto è funzionale alla performance e se non bastasse ci pensa la musica. Frasi ripetute come mantra, “dipingimi di buio e glassami di sale” (Petrolio), “Mi fendi la gola, diluvio parole per te” (Diluvio), “Ma io fuggirò dai sensi tuoi, per non cucirmi addosso le tue categorie” (I sensi tuoi); ma anche futuriste e profetiche “Cuore di plastica, nuovi polmoni, rete, binari nuovi segnali” (L’Utilità del virus).

Il ritorno è segnato dal brano “Si svegliano i Sub”, primo singolo che anticipa il secondo album “E’ una rivoluzione”, in uscita a marzo 2023. “Mentre qui dormiamo, siamo svegli altrove”, la frase in coda al nuovo videoclip ha la firma e gli occhi di quel genio di Massimiliano Cosi. I riferimenti istintivi sono agli universi paralleli, “al sottosopra”, ad un mondo onirico.

Abbiamo fatto una bella chiacchierata con il gruppo per parlare del loro atteso ritorno.

Bentornati! Quanto tempo è passato? Perchè proprio adesso?

Manchiamo da un po’ di tempo, forse sei anni, forse di più. Ci sono decisioni che si prendono e decisioni che ti prendono, decisioni che devono esistere in quel posto, in quel momento, in quel preciso spazio-tempo.

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Abbiamo finito gli studi, fatto diversi lavori. Insomma, sei anni di vita in cui da lontano abbiamo tessuto una tela per arrivare sin qui. Torniamo adesso perchè le nostre vite, forse, sono tornate ad allinearsi. Abbiamo aspettato tanto negli ultimi due anni, pur avendo pronto materiale nuovo, per poter tornare a esibirci dal vivo, perchè non aveva senso farlo senza pubblico. Abbiamo aperto la porta della famosa casa di nonna Lucia e abbiamo incontrato Andrea, amico e grande artista e producer, senza il quale probabilmente questo nuovo album non esisterebbe. Non così.

“E’ una rivoluzione”- questo il titolo del nostro ultimo album – ha avuto una lunga gestazione artistica, logistica e personale, perchè nato in piena pandemia, o forse appena prima, scambiandoci nuove tracce, idee e mix su cartelle condivise in un cloud. E’ nato in un momento di mille cambiamenti che ci hanno travolto. Con una semplice collaborazione con Andrea (Calabrese, aka Bress Underground), in una necessità fisiologica di tornare a fare musica nostra, senza uno scopo o una destinazione ma che, senza rendercene conto, stava diventando il nuovo disco del Guaio.

La performance live sul palco sarà la stessa? Disegni di Tatiana, ferri da stiro…Cosa ci dobbiamo aspettare?

Non vogliamo essere troppo anacronistici. Siamo cambiati, questo è certo. La performance si è evoluta come ci siamo evoluti noi, siamo in fase di sperimentazione anche da questo punto di vista e non vediamo l’ora di trovare una nuova identità che ci rispecchi al meglio in cui performance, arte visuale e musica possano trovare una veste più contemporanea.

Nuovo brano e videoclip, ce ne parlate?

Il 27 dicembre, alle Officine Culturali, abbiamo aperto il nostro live proiettando in anteprima il videoclip del nostro nuovo singolo, “Si svegliano i Sub”. E’ il tentativo di dare un nome all’effetto che ha la musica sui nostri corpi, a livello fisico e molecolare.

“Ma alla fisica io non resisto, l’aria mi sposta e non tocco più”, il volume si alza e sentiamo pulsare quello che le onde sonore ci trasmettono, quando non riusciamo più a star fermi, “nella parte più forte, dove il basso distorce”.

Ma, si sa, la scienza non è il nostro forte e allora la poesia prende il sopravvento. E così, come in una pioggia nel pineto, i corpi trasfigurano, le onde sonore diventano onde del vento che risvegliano la foresta che è in noi, la cassa batte al posto del cuore, le dita diventano le dieci puntine di un giradischi, e qui la fisica e la lirica si fondono in un fenomeno solo. Per il videoclip abbiamo rivisto Massimiliano Cosi, aka Bloodynose. Perchè era con lui che ci eravamo lasciati con “La tempesta”. E ci è sembrato doveroso tornare così. Con le stesse atmosfere sognanti ma con quella consapevolezza che ci leggete in faccia. Il videoclip racconta la storia di un sogno indotto dalla musica che diventa portale per aprirsi a nuove esperienze, con se stessi e con l’altro.

La musica è così forte che diventa capace di farci provare con maggiore intensità quello che abbiamo dentro di noi e, a volte, di dar vita a quello che prima non c’era: un sentimento, una consapevolezza, una leggerezza.

Testi e musica del nuovo album di chi sono? Ci lavorate insieme?

Questa è una bella storia. Perchè ci eravamo tutti un po’ persi, ognuno nel proprio iperuranio. Poi la pandemia ci ha regalato molto tempo per riflettere, per scrivere, per suonare. E per sorprenderci. Testi e musica del nuovo disco nascono dalla penna di Michelangelo e poi, con l’impronta di Bress Undeground e rincontrandoci tutti in studio di registrazione, sono diventati le canzoni che sono oggi.

Siete cresciuti e anche i vostri fan, cosa dobbiamo aspettarci dal nuovo album?

“E’ una rivoluzione” raccoglierà 9 brani inediti più “La tempesta”, che dopo l’esperienza a Sanremo Giovani non aveva più avuto una pubblicazione. Il Guao è cresciuto, sì. E in questa rivoluzione è cambiato anche il nostro sound che, se nel primo album aveva tratti più lo-fi e minimalisti, ora si veste di un sound più caldo, avvolgente e analogico con un’attenzione ben più approfondita alle sonorità, grazie anche all’apporto di Bress Underground.

I testi ricoprono sempre una grande importanza nelle canzoni del Guaio, diventano più didascalici, ma senza perdere il loro ritmo e la loro poesia. C’è più vita quotidiana, metafore meno oniriche e più reali, c’è un percorso di crescita, un passaggio alla vita adulta, mostrano una nuova maturità. Anche i nostri fan sono cambiati, vero. Ma li abbiamo ritrovati tutti ad aspettarci nel nostro concerto di anteprima il 27 dicembre alle Officine Culturali – un posto che ci fa sentire sempre a casa – per il festival Colligo.

La risposta del pubblico è stata qualcosa di travolgente. Forse le Officine non hanno mai visto così tanto pubblico e per noi il vero concerto è stato quello: un pubblico talmente grande che nemmeno noi immaginavamo di avere e che dopo oltre 6 anni era sempre lì ad aspettarci, a intonare cori sui ritornelli che ci hanno portato più fortuna. E poi l’attenzione per i nuovi brani, la carica ritmica, la commozione. E’ stato tutto un un unico grande abbraccio.

Siete seguiti da qualcuno? Manager, etichetta…?

Per il momento no. Il mercato della musica è molto cambiato, questa pausa ci ha portato altrove e ha portato altrove chi ci seguiva. Al momento siamo aperti a nuovi incontri e a nuove esperienze.

Siete tornati per restare o è solo una breve parentesi artistica?

E’ come chiedere a uno scrittore come finisce il suo libro mentre lo sta ancora scrivendo. Vogliamo inciampare in un cliché, goderci il viaggio senza pensare alla destinazione. Siamo tornati per dire ancora qualcosa e, fino a che non abbiamo finito, restiamo, sì!

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