domenica, 27 Novembre 2022
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Gravina, Francesco Topputo uno scienziato nello spazio

L'ingegnere aerospaziale commenta per noi la missione NASA "Artemis 1"

Ingegnere aerospaziale e professore ordinario di Sistemi Spaziali per il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Aerospaziali al Politecnico di Milano. Francesco Topputo è una mente eccelsa con cui orgogliosamente condividiamo le origini. Scienziato, ricercatore e docente, grande esperto del settore universo e spazio. Studio e passione l’hanno portato anni fa ad emigrare al nord. Un “cervello in fuga” che non nasconde la nostalgia di casa, per la sua Gravina e che spesso torna a visitare insieme alla famiglia. Qualche anno fa ha ricevuto un riconoscimento dall’ERC, Consiglio Europeo della Ricerca, che premia i ricercatori top in Europa che fanno ricerca in tutti i campi su progetti ambiziosi ad altissimo rischio ma anche guadagno. Il progetto premiato, EXTREMA, introduce i “self-driving interplanetary CubeSats”: sonde spaziali miniaturizzate in grado di auto-guidarsi durante tutta la fase di crociera, dalla fuga dalla terra fino all’arrivo a destinazione, senza la necessità di essere controllati dalle stazioni di terra.

Lo abbiamo raggiunto telefonicamente per commentare l’ultima missione Nasa “Artemis 1, con il lancio del razzo avvenuto ieri dal Kennedy Space Center in Florida.

Ci parla della missione Artemis 1 e come avviene?

La missione è stata lanciata alle 7.47 del 16 novembre, dovrebbe durare 25 giorni circa. Il rientro della capsula Orion è previsto per l’11 dicembre. E senza equipaggio, si tratta di un test integrato complesso non solo della capsula Orion in cima al vettore ma anche di tutto l’apparato. C’è stato il lancio del grande razzo Sls e del modulo europeo che alimenta il modulo abitato, per generare potenza elettrica e garantire la propulsione per l’esecuzione delle manovre orbitali. Il satellite viene lanciato dal razzo, poi si separa gradualmente. Alla fine resta la capsula Orion con il modulo lunare che orbitano intorno alla terra. Dopo aver compiuto 3-4 orbite intorno alla terra e aver controllato tutti i sistemi di bordo, viene eseguita una manovra di iniezione su un’orbita translunare. A quel punto, il modulo europeo si separa dalla capsula e nell’intercapedine tra questi due sistemi si è creata la possibilità d’inserire e rilasciare dei CubeSat. I CubeSat sono ulteriori satelliti miniaturizzati tra cui ce n’è uno italiano l’ArgoMoon costruito dall’azienda Argotec di Torino. La capsula Orion arriverà sulla luna tra 5-6 giorni, eseguirà lì un’altra manovra per mettersi nell’orbita. Intorno alla luna compie un giro molto largo, eseguirà poi la seconda manovra di rientro a terra. Al rientro a terra la capsula si troverà ad una velocità impressionante, parliamo di circa 36 mila km orari. E lì ci sarà il test principale di tutta la missione che consiste nel testare lo scudo termico per il rientro a terra. A quelle velocità l’attrito con gli strati alti dell’atmosfera è così importante che genera un flusso termico che, se non opportunamente schermato da scudi termici, andrebbe a carbonizzare la capsula e quindi a mettere in serio pericoli gli occupanti.

Cosa rappresenta questa missione per l’uomo?

E’ una tappa molto importante all’interno dell’esplorazione spaziale. Un grande passo per l’uomo per testare capsula, lanciatore e sistema di scudo termico. E sopratutto si è testata la nostra capacità come specie, dopo mezzo secolo, di cimentarci in un grande esercizio che un giorno riporterà l’uomo sulla luna. La missione Artemis 1 è stata fortemente voluta dalle ultime tre amministrazioni americane. Si tratta di un lancio che segna un evento storico, non ci occupiamo di volo sulla luna da oltre mezzo secolo. Infatti l’ultima è stata la missione “Apollo 17” nel 1972. La missione Artemis è cominciata prima dell’amministrazione Obama, il lancio doveva avvenire nel 2018. Il ritardo è dovuto ad una serie di motivi, dalla difficoltà di progettazione di questi sistemi complessi alla pandemia.

Che evoluzioni ci sono state in ambito spaziale?

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Viviamo in un’era in cui lanciare un satellite nello spazio è diventato facilissimo, ci sono 2/3 lanci di satelliti a settimana. Si parla di Space Economy, economia basata sulle infrastrutture spaziali. La vita di tutti i giorni non può prescindere dall’utilizzo dei satelliti: pensiamo ai servizi di geolocalizzazione, ai gps, alle previsioni del tempo, alle trasmissioni via satellite. E a tutto ciò che ci permettono i satelliti di avere come ricaduta anche a livello di sviluppo sostenibile della società: ad esempio agricoltura di precisione, monitoraggio dei rischi idrogeologici e tanto altro.

L’uomo quindi tornerà sulla luna un giorno?

Il desiderio dell’uomo di esplorare nuovi mondi e fare nuove conquiste è innato. Oltre alla visione romantica, il vero propulsore della conquista lunare alla fine degli anni ’60 è stata la guerra fredda. Quindi gli attriti tra nazioni hanno dato la spinta per la conquista della luna. Poi, dopo aver vinto la corsa allo spazio, tutto l’Occidente si è dimenticata della luna. Adesso c’è una nuova generazione di ingegneri, nata con la narrazione della conquista lunare, che ha voluto dare il via ad una riconquista. Avevamo dimenticato come si faceva ad andare sulla luna. Ma soprattutto questa è la parte culminante di un cambiamento epocale che si è attivato una decina di anni fa quando è cominciata la “nuova era spaziale” con la nascita di decine di compagnie. Il lancio di Artemis adesso è la punta dell’iceberg di un sistema che si è messo in moto per conquistare la Luna. Si vuole utilizzare la luna come trampolino per riattivare l’esplorazione umana e alla fine si vorrà utilizzare una base lunare per partire alla volta di Marte.

La Terra fotografata dalla capsula Orion
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