mercoledì, 30 Novembre 2022
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Il Deposito per i rifiuti nucleari si farà.

Conclusa la prima fase, cresce l’attesa per la Cnai

Il Deposito per i rifiuti nucleari è una necessità per tutto il Paese.

Questa la conclusione ribadita a più voci durante l’ultima plenaria di chiusura del Seminario per l’individuazione del Deposito nazionale per i rifiuti nucleari.

Un incontro a cui hanno preso parte numerosi vip della politica nazionale tra cui il vice ministro dello Sviluppo Economico, Gilberto Pichetto Fratin, il  sottosegretario alla Transizione Ecologica, Vannia Gava e il sottosegretario al Ministero dell’Interno, Ivan Scalfarotto hanno alternato i loro interventi a quelli di grandi esperti internazionali in materia di rifiuti nucleari.

Tante voci. Un unico pensiero: il deposito si deve fare.

Il dibattito nazionale sul Deposito per i rifiuti nucleari

Oltre 160 i partecipanti al Seminario, avviato lo scorso 7 settembre e articolato in 9 appuntamenti  dedicati ai territori individuati come “possibili aree idonee” dalla Cnapi. Incontri durante i quali si sono susseguiti i pareri tecnici alle tante prese di posizione provenienti dai territori e dalle amministrazioni locali atte a difendere le proprie tradizioni e le proprie tipicità. Tanti i temi sul banco della discussione tra cui gli aspetti relativi alla sicurezza dei lavoratori, della popolazione e dell’ambiente e i benefici economici e di sviluppo territoriale collegati alla realizzazione dell’opera e alle misure compensative previste. Tante le critiche mosse dai cittadini e dalle amministrazioni locali che hanno definito la Cnapi “obsoleta, superficiale e non rispondente alla realtà”

Ecco la Cnapi, la mappa delle aree potenzialmente idonee

L’ultimo incontro

 “Il Seminario nazionale è stato un momento significativo di corretto confronto democratico con tutti gli attori interessati alla realizzazione dell’opera”. Queste le dichiarazioni con cui Vannia Gava, Sottosegretario di Stato al Ministero della Transizione Ecologica, ha aperto i lavori.

“Il Seminario – ha commentato Emanuele Fontani, Amministratore Delegato di Sogin – è stato un  momento di confronto significativo con i territori di riferimento. L’ampia partecipazione dei cittadini e dei principali stakeholder ci ha consentito di rispondere ai diversi interrogativi che ruotano attorno alla realizzazione del Deposito e di sottolineare, una volta di più, la necessità di tale infrastruttura per il Paese al  fine di chiudere il ciclo del nucleare italiano e gestire in maniera più sostenibile e sicura i rifiuti radioattivi, inclusi quelli prodotti dalla medicina nucleare, dall’industria e dalla ricerca scientifica”.

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Tra gli intervenuti anche i rappresentanti delle sigle sindacali tra cui Simona Fabiani di CGIL. Autrice un interessantissimo excursus, Fabiani ha rivolto l’invito ai tecnici e alla politica tutta a “scegliere l’area dove allocare il Deposito secondo precise indicazioni scientifiche”. Prima di specificare di non “ricorrere al facile ricatto dei 700 nuovi posti di lavoro per convincere territori piegati dalla disoccupazione. Non sarebbe politicamente e moralmente coretto” .

Le conclusioni di Chiaravalle sul Deposito per i rifiuti nucleari

“Ringrazio i partecipanti per gli eccellenti contenuti posti a fattor comune in queste settimane passate insieme” ha esordito Fabio Chiaravalli, Direttore del Deposito Nazionale.

“Ritengo che lo scopo preposto sia stato raggiunto al meglio. È stata acquisita dai territori una mole di documenti tecnici che costituirà un efficace contributo per la stesura della prossima Carta Nazionale delle Aree Idonee”.

A chiudere i lavori il presidente di Sogin, Luigi Perri, che ringraziando tutti per il lavoro svolto ha auspicato “Che si arrivi alla definizione dell’unica area idonea, senza forzature”. Il Seminario Nazionale si concluderà il 15 dicembre con la pubblicazione del resoconto complessivo dei lavori.

La seconda fase: danna Cnapi alla Cnai

Si aprirà così la seconda fase della consultazione pubblica, della durata di trenta giorni, durante la quale potranno essere inviate eventuali altre osservazioni e proposte tecniche finalizzate alla predisposizione della  proposta di Carta Nazionale Aree Idonee (CNAI), che terrà conto dei contributi emersi nelle diverse fasi della Consultazione Pubblica. Al termine di questa fase, con la pubblicazione della CNAI, le Regioni e gli Enti locali potranno esprimere le proprie manifestazioni d’interesse. Manifestazioni apertamente dichiarate “non vincolanti”.

“Quando abbiamo iniziato ci è toccato studiare oltre 90.000 ettari di territorio nazionale – ha spiegato Chiaravalle – Ne abbiamo stralciato il 99%. Dunque si sta valutando l’1% dell’intero territorio. Di questo 1% ci servono solo 150 ettari per vivere tutti in piena sicurezza”.

Il percorso è ancora lungo e le conclusioni sono tutt’altro che a portata di mano.

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