mercoledì, 6 Luglio 2022
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È il Ponte acquedotto il simbolo della Gravina turistica

Fai e Comune investono nella messa in sicurezza

È ponte acquedotto mania a Gravina.

Dopo le immagini di James Bond che lo ha reso celebre sul palcoscenico internazionale, il Ponte acquedotto di Gravina sta vivendo una nuova giovinezza. L’amministrazione comunale, infatti, lo ha eletto brand turistico facendo sponda tra Matera e Bari.

La Storia del Ponte Acquedotto

Spettatore dello sviluppo della civiltà rupestre quando era usato come passaggio tra i fianchi del costone Gravina. Sulle sue “Chianche” sono passati re e principi in fuga, contadini affamati, rifugiati politici, giovani soldati di ritorno dalla guerra uccisi a pochi passi da casa.

Alto 37 m. lungo 90 m. e largo 5,5 m. è stato realizzato per permettere l’attraversamento del Crapo (l’antico nome del torrente Gravina), e consentire ai fedeli di raggiungere la miracolosa chiesetta rupestre della Madonna della Stella. Poco si sa circa la data della sua costruzione.  Nonostante il lavoro e le ricerche di numerosi storici non è ancora nota la sua prima data di realizzazione ma quel che è certo è che il primo pilone del ponte poggia direttamente sulla pietra carsica, cinque metri dove natura e opera dell’uomo si toccano e si fondono da secoli.

Il Ponte acquedotto e l’opera degli Orsini

Secondo quanto riportato nel libro Nardone, che racchiude le più importanti notizie storiche sulla città di Gravina, sono stati alcuni membri della famiglia degli Orsini ad ordinarne la ricostruzione e la trasformazione in acquedotto. l’obiettivo era quello di portare sotto le mura della città le acque delle sorgenti Sant’Angelo e S. Giacomo.

La struttura sulla quale poggiava la tubatura dell’acqua che collegava le 2 fontane (pilacci), ancora oggi esistenti ai due lati del ponte, era costituita da 25 archi disposti lungo la spalliera. In seguito all’alluvione dell’agosto del 1855, il ponte ha subito nuove modifiche strutturali: i piloni sono stati realizzati in tufo e legati con alcuni tiranti in ferro.

Le imponenti arcate del Ponte ora visitabili

Tragedie e set cinematografici: luci e ombre dell’antico acquedotto

Teatro di numerosi suicidi, il Comune di Gravina ha prima mandato la vigilanza per evitare altri gesti folli e ora con la Regione Puglia ha costruito una campagna pubblicitaria ai fini turistici.

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Solo negli ultimi anni il Ponte è stato palcoscenico di numerose produzioni cinematografiche a partire della fiction ispirata a Giuseppe Di Vittorio oltre ad alcune scene del film “Pinocchio” di Matteo Garrone. Nel 2019 sul maestoso Ponte Acquedotto  ha girato molte scene l’attore pugliese Riccardo Scamarcio per “L’ultimo Paradiso” per Netflix.

L’antico viadotto ha fatto da sfondo a “The last planet”, racconto cinematografico della vita di Cristo attraverso le parabole evangeliche guidato da Terrence Malick.

Produzioni cinematografiche a cui si aggiungono una serie di documentari e trasmissioni televisive. Inoltre di recente,  il Ponte Acquedotto è stato recentemente inserito nella speciale classifica nazionale stilata dal Corriere della Sera.

Il ponte e i lavori di manutenzione

Una popolarità che ha convinto il Comune di Gravina a realizzare i tanto attesi lavori di manutenzione.

Un progetto che tra opere di messa in sicurezza, restauro, illuminazione e recupero del viadotto avrà un costo complessivo di 1.526.000 euro.

Un progetto importante e non più rinviabile per collegare il centro storico di Gravina meta di numerosi turisti con il parco archeologico e il museo dell’acqua della pietra.

E pazienza se James Bond si è dimenticato di ringraziare nei titoli di coda.

Il Fai

Chi invece non si è dimenticato del Ponte acquedotto è il Fondo ambiente italiano che ha inserito il monumento tra i venti luoghi del cuore.

Per il ponte di Gravina (classificato al 7° posto con 25.726 voti) il Fai con il contributo di Intesa Sanpaolo, finanzierà la realizzazione di una illuminazione scenica, tanto del ponte quanto delle arcate inferiori, al fine di rendere più suggestivo il percorso turistico. Inoltre sempre il Fai curerà un video storytelling realizzato dai due registi, Gustav Hofer e Luca Ragazzi, per raccontare il Ponte e la sua storia.

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