domenica, 5 Febbraio 2023
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Come eri vestita, una mostra per dire basta alla violenza sulle donne

L'iniziativa dell'IISS Gravina Bachelet Galilei

IISS Gravina Bachelet Galilei Indirizzo Industria e artigianato per il Made In Italy (moda) con la partecipazione dell’indirizzo Automazione, ha inaugurato nella giornata contro la violenza sulle donne, una mostra intitolata “Com’eri vestita?”

Durante l’evento sono intervenuti il professore Roberto Pellegrino, curatore del progetto e ponte tra l’istituto e l’associazione Amnesty, La professoressa Dinicolamaria referente dell’indirizzo moda, i ragazzi di Amnesty International di Altamura, i ragazzi di PuntoGG di  Gravina e la dirigente Antonella Sarpi.

 Il Tag ha intervistato una delle curatrici di questa mostra dal fortissimo impatto emotivo, la professoressa Michela Di Gioia.

Come nasce l’idea della mostra?

Dalla collaborazione con Amnesty International che da tempo si occupa di tematiche importanti e di diritti delle persone in generale. La nostra dirigente Antonella Sarpi ha colto questa opportunità che ci ha visto protagonisti come istituto. Le classi terze e quarte dell’indirizzo produzioni tessili artigianali (moda) si sono occupate dell’allestimento per l’evento e dell’aspetto pubblicitario guidate da docenti del settore moda.  La mostra vuole sensibilizzare sul tema della violenza di genere a partire da una domanda posta ricorrentemente a chi subisce molestie o violenza sessuale: “Com’eri vestita?”.

“Com’eri vestita” è una frase emblematica che sottende il tentativo di colpevolizzare la vittima, quali sono state le riflessioni degli alunni che l’hanno colpita maggiormente?

Com’eri vestita?”. “Hai provocato l’aggressore”. “Perché non hai denunciato prima?”, “Perché non hai urlato?”, “Perché non lo hai cacciato di casa?”.

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Domande che vengono spesso pronunciate dalla gente e purtroppo anche in ambito giudiziario.  Tutte domande che spostano la responsabilità dall’aggressore all’aggredita, sottintendono la colpa di chi subisce la violenza, la colpa di averla in qualche modo provocata o di non essersi difesa adeguatamente. In una inversione di responsabilità che vediamo accadere solo nei casi che riguardano la violenza di genere. E “Com’eri vestita?” è diventata una frase simbolo della lotta a questa mentalità che non fa altro che legittimare la violenza.

Dalle riflessioni è emerso che “com’eri vestita” è una domanda carica di pregiudizio nei confronti delle donne che ingiustamente si ritrovano a dover descrivere l’abbigliamento che indossavano al momento della violenza.

Quanto è importante, secondo lei, il contributo dell’arte nel sensibilizzare a problematiche così forti come la violenza?

Moltissimo. L’arte ha il potere di smuovere le menti e di promuovere il cambiamento. Noi docenti ne siamo convinti perché siamo educatori e come tali abbiamo il diritto e il dovere di informare ed educare anche attraverso la creatività  e l’arte.  Per l’allestimento dell’evento in particolare, l’indirizzo moda ha voluto sottolineare il senso di soffocamento e di repressione che caratterizza le storie delle donne vittime di violenza. lo abbiamo sottolineato tramite l’uso di manichini intrappolati in tessuto quasi come a creare un bassorilievo, abbiamo rappresentato 18 storie di donne, non è stato semplice ma il risultato ha ricevuto già molti complimenti.

Perché, secondo lei, il pubblico murgiano dovrebbe visitare questa mostra?

Quella della violenza sulle donne è una tematica che va affrontata sempre più, per fortuna negli ultimi anni se ne parla molto di più. La speranza è quella di poter anche nel nostro piccolo, anche nel locale, creare il cambiamento. Basta davvero poco per fare la differenza e oggi ci sentiamo promotori di qualcosa di grande e negli sguardi dei nostri alunni comprendiamo il senso e il valore di questa iniziativa.

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